Il progetto Comp.Card, coerentemente con gli obiettivi di Lisbona, esprime l’intento di continuare a portare avanti una politica finalizzata a favorire la libera circolazione delle lavoratrici e dei lavoratori all’interno dei mercati locali e transnazionali, creando nuove opportunità educative e professionali.
Tali opportunità dovranno essere finalizzate al miglioramento dei livelli di competenza dei lavoratori, per cogliere i vantaggi dell’integrazione europea.
Il progetto intende promuovere il diritto riconosciuto ai lavoratori di poter attraversare le differenti aree geografiche ed i differenti sistemi produttivi lungo tutto l’arco della propria vita, senza disperdere le acquisizioni e le competenze che costituiscono l’identità professionale e il diritto della persona a capitalizzare e spendere le proprie acquisizioni professionali.
Ciò si traduce, conseguentemente, nell’obbligo per ogni sistema di rendere le proprie scelte compatibili con quelle adottate dagli altri sistemi, in quanto questa condizione costituisce l’indispensabile prerequisito per la tutela di tale diritto.
Lo scenario attuale, in cui la persona è posta al centro dei sistemi di Istruzione - Formazione e Lavoro, introduce elementi di forte discontinuità rispetto al passato. Il Consiglio d’Europa, infatti, nella raccomandazione n° 1437 del 2000, considera l’educazione non formale parte fondamentale che accompagna l’educazione formale che, sola, non può rispondere e affrontare il rapido cambiamento sociale, economico e tecnologico della nostra società; inoltre, aggiunge che "l’educazione non formale è una parte integrante del concetto di LIFELONG LEARNING, che permette ai giovani e agli adulti di acquisire e mantenere capacità, abilità e prospettive necessarie per adattarsi al continuo cambiamento dell’ambiente”.
Dunque, i dispositivi di certificazione sono una misura necessaria per garantire: il diritto dei cittadini a vedere riconosciuto il proprio percorso professionale e formativo, la trasparenza delle certificazioni il valore di transito nelle “mobilità” formative e lavorative il valore sociale positivo il valore di scambio La certificazione, quindi, dovrà essere intesa anche come un elemento di integrazione dei sistemi che favorisce la trasparenza, la trasferibilità e il confronto tra essi.
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